In merito alla mia partecipazione alla diretta in prima serata sullo speciale di Telecittà Official Channel, dal titolo "Garlasco: un delitto a più mani?", ritengo fondamentale riassumere i punti cardine del mio intervento. Il mio obiettivo, come sempre in ambito forense, è stato quello di ricondurre la discussione sui binari dell'oggettività scientifica, basandomi esclusivamente sui dati della documentazione autoptica ed evitando suggestioni personali o teorizzazioni non dimostrabili.
Nel mio contributo ho voluto fare chiarezza su tre aspetti cruciali del caso, partendo dall’epoca del decesso di Chiara Poggi. Ho ribadito che stabilire l'ora esatta della morte con precisione assoluta è scientificamente impossibile e rappresenta un vero e proprio "buco nero" per la medicina legale; tuttavia, analizzando i dati, ritengo che l'intervallo più probabile sia quello tra le 8:30 e le 11:00 del mattino, invitando alla prudenza verso le perizie successive che hanno lavorato solo su materiale fotografico e cartaceo.
Riguardo all'ipotesi di un'aggressione notturna basata sulle anomalie degli allarmi, ho escluso categoricamente che l'azione possa essersi frammentata nel tempo: i dati biologici indicano chiaramente un attacco unico, violento e continuativo, durato circa 10-20 minuti tra il salotto e le scale.
Infine, ho smontato le teorie criminologiche su una presunta "firma rituale" o sul coinvolgimento di una seconda mano legati alle lesioni simmetriche sulle palpebre. Sebbene suggestive, queste ipotesi non sono supportate dal punto di vista medico-forense, poiché i tagli rientrano in un caotico quadro di overkilling (accanimento brutale) impossibile da isolare dal resto della dinamica emersa.