Il 14° Congresso Nazionale A.I.T.O.G. di Firenze è stato l'occasione ideale per fare il bilancio su un tema che mi sta particolarmente a cuore: il ruolo centrale della cartella clinica come asse portante della buona pratica e della tutela in ortogeriatria. Desidero ringraziare i presidenti e gli organizzatori per aver promosso un dibattito multidisciplinare di altissimo livello, condiviso con autorevoli colleghi che hanno approfondito i nodi dell'epidemiologia, dell'idoneità alla guida e della responsabilità d'equipe.
Nel mio intervento ho voluto ribadire la necessità di superare la visione burocratica della cartella clinica, considerandola un diario dinamico e un atto pubblico in grado di documentare l'intera traiettoria del paziente anziano. Ricordando che la giurisprudenza penalizza le lacune documentali applicando il principio della "vicinanza alla prova", ho esortato la platea a motivare accuratamente ogni scelta, poiché ciò che non viene registrato rimane intrinsecamente fragile sotto il profilo medico-legale.
Ho inoltre affrontato il delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e responsabilità professionale. Se l'Intelligenza Artificiale e la digitalizzazione offrono grandi opportunità per alleggerire il carico di lavoro, il mio monito resta fermo: possiamo automatizzare la sintesi, ma non dobbiamo mai delegare a un algoritmo la verità clinica o la gestione del gap clinico-etico nei pazienti fragili.
In conclusione, questo evento traccia la strada per un profondo cambiamento culturale. Proprio per supportare i colleghi in questo percorso, ho proposto una rapida check-list di verifica finale per garantire la trasparenza e la continuità delle cure, convinto che una cartella eccellente sia l'unico strumento capace di rendere pienamente difendibile la nostra buona medicina.

