Intervento del Prof. Massimo Montisci – Ordinario di Medicina Legale, Università di Padova
(Roma, 7 novembre 2025 – Tavola rotonda “Valutazione del macrodanno: tra dottrina, metodologia e tecnologia”)
Ringrazio innanzitutto il Presidente Giovanni Cannavò e la Società Scientifica Melchiorre Gioia per questo invito e per la costante capacità di creare luoghi di confronto in cui la Medicina Legale non si limita a osservare, ma riflette su sé stessa e sul proprio futuro.
La tavola rotonda di oggi — dedicata alla valutazione del macrodanno tra dottrina, metodologia e tecnologia — si colloca in un momento di svolta per la nostra disciplina. L’emanazione del D.P.R. n. 12 del 13 gennaio 2025, che introduce la Tabella Unica Nazionale (TUN) per la monetizzazione del danno biologico tra il 10 e il 100%, segna infatti il compimento di un percorso atteso da oltre vent’anni. E, insieme, ci impone di interrogarci su come questo nuovo quadro normativo modifichi la prassi valutativa, la metodologia scientifica e persino l’identità stessa del medico-legale.
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1. Il nuovo contesto: la TUN come punto di equilibrio fra norma e metodo
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La TUN rappresenta una conquista di uniformità e di certezza giuridica. Essa colma un vuoto storico e garantisce — almeno nelle intenzioni del legislatore — una cornice nazionale unitaria per la valutazione del danno non patrimoniale da macrolesioni.
Come ha ricordato il collega Damiano Spera, la tabella mira a razionalizzare il sistema risarcitorio e ad assicurare equità su tutto il territorio, superando le disomogeneità fra le tabelle locali, in primis quella di Milano. Ma, al tempo stesso, il collega Spera avverte che la TUN può costituire il confine sottile tra legge ed equità: il rischio cioè che, in nome della standardizzazione, si perda la capacità di personalizzare la valutazione, riducendo il giudizio medico-legale a un esercizio meccanico di applicazione numerica.
Ecco allora che la vera sfida non è la tabella in sé, ma il modo in cui il medico-legale la interpreta: come strumento tecnico-scientifico e non come vincolo burocratico. L’uniformità non deve mai diventare omologazione.
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2. La prospettiva medico-legale: la valutazione come variabile indipendente
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La Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA), nel suo recente documento di commento alla TUN, ha scritto che “la valutazione medico-legale del danno biologico è l’unica variabile indipendente in un sistema tabellare predefinito”. Questa frase racchiude il cuore della questione.
Il medico-legale resta, e deve restare, l’architrave dell’individualizzazione del danno. La TUN fornisce un linguaggio comune, ma non sostituisce la scienza medica, che deve declinare ogni percentuale in funzione della specificità biologica e funzionale della persona.
In questo senso, le Buone Pratiche SIMLA 2025 rappresentano un passo fondamentale. Esse richiedono tracciabilità del ragionamento valutativo, rigore clinico, motivazione esplicita delle conclusioni, e integrazione multidisciplinare. Si tratta di un ritorno al metodo, nel senso più nobile del termine: un metodo che unisce evidenza scientifica, esperienza clinica e razionalità argomentativa.
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3. Il contributo della dottrina: dalla cultura della causalità alla scienza dell’equità
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Il collega Vittorio Fineschi ha recentemente ricordato che la Medicina Legale è, prima di tutto, una scienza di metodo e una scienza della causalità. Oggi, dice Fineschi, sotto la spinta delle innovazioni e delle nuove elaborazioni giurisprudenziali, essa vive una “accelerazione evolutiva” che la costringe a ripensare sé stessa in chiave inferenziale, induttiva, fondata su un approccio probabilistico-razionale.
Questo cambio di paradigma è evidente anche nella valutazione del danno. La quantificazione non può prescindere dalla ricostruzione eziologica e funzionale del quadro clinico, né dalla consapevolezza che ogni caso è unico. Ecco perché, anche in un sistema tabellare nazionale, la metodologia resta la vera àncora di scientificità e di giustizia.
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4. Il ruolo della tecnologia: opportunità e limiti
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L’intervento dell’avvocato Andrea Girardi nella sessione precedente ha toccato un tema cruciale: l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) sulle professioni intellettuali. Nel nostro campo, gli algoritmi di supporto alla valutazione medico-legale — dai barèmes digitali alle piattaforme predittive — possono offrire un contributo prezioso in termini di coerenza, trasparenza e velocità.
Ma il loro uso deve rimanere strumentale, mai sostitutivo del giudizio esperto. L’IA non può né deve decidere la misura del danno biologico, perché il danno è sempre un evento umano, incarnato, relazionale. La tecnologia, come ha detto il Presidente Cannavò, può “rendere il nostro lavoro più smart”, ma non può sostituire la coscienza professionale. Serve dunque una alleanza critica fra innovazione e metodo scientifico, fondata su criteri etici e sulla centralità della persona.
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5. Il macrodanno come paradigma di complessità
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Il macrodanno — le lesioni gravi e gravissime — rappresenta il terreno in cui la Medicina Legale misura la propria maturità scientifica e la propria sensibilità umana. Qui il rischio di ridurre la persona a un numero è massimo, ma qui emerge anche la necessità di un approccio integrato.
Il collega Enrico Pedoja ha sottolineato come il nuovo sistema TUN, superando l’automatismo liquidativo tra invalidità permanente e danno morale, apra alla possibilità di un’analisi qualitativa più fine. Non si tratta più solo di misurare la disfunzionalità anatomo-psichica, ma di valutare l’impatto reale della menomazione sugli atti quotidiani e sulle relazioni della persona.
Il danno biologico e quello morale non sono variabili matematiche, ma aspetti di un unico fenomeno esistenziale: la perdita di integrità psico-fisica e sociale. La Medicina Legale deve saperli descrivere, motivare e quantificare con equilibrio, evitando sia l’arbitrarietà sia la rigidità automatica.
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6. Verso una Medicina Legale di metodo e di equità
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A questo punto, credo che si possa sintetizzare la nostra posizione in tre parole chiave: metodo, equità e responsabilità.
Metodo, perché il nostro compito non è ripetere numeri, ma argomentare valutazioni.
Equità, perché la scienza medico-legale deve essere garanzia di giustizia sostanziale, non di aritmetica legale.
Responsabilità, perché il giudizio tecnico che formuliamo ha ricadute dirette sulla dignità e sulla vita delle persone.
Come ha scritto la SIMLA, il medico-legale deve essere protagonista, non pedina, in questa trasformazione. E come ha ricordato il Presidente Cannavò, la nostra professione vive un tempo in cui “non possiamo più discutere con gli schemi del passato”: dobbiamo coniugare cultura, dottrina e tecnologia per dare senso e futuro al nostro lavoro.
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7. Conclusione
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In conclusione, le Tabelle Uniche Nazionali e le Buone Pratiche SIMLA rappresentano un’occasione straordinaria per rilanciare la Medicina Legale come scienza di equilibrio tra sapere, metodo e umanità.
Il futuro della disciplina non risiede nella moltiplicazione di algoritmi, ma nella capacità di tradurre la norma in esperienza, la tecnica in giudizio, il dato in persona.
La TUN ci consegna una regola. Ma spetta alla Medicina Legale — con il suo metodo, la sua cultura e la sua sensibilità — darle un’anima.
Vi ringrazio per l’attenzione e ringrazio ancora il Presidente Cannavò e tutti i colleghi della Melchiorre Gioia per questo stimolante confronto, che è insieme un atto di riflessione e di fiducia nel futuro della nostra disciplina.
